GIORNATACCIA

Liliana, detta Lilli, stava ferma al bancone della cassa della sua libreria in preda al malumore.
Non era tanto per la lavatrice che si era rotta, aveva inondato lo stanzino di acqua saponata e rovinato una delle magliette preferite di Franti (quella con la scritta “Versace… n’antro litro”) .
E neanche per Emma, la sua dolce figlioletta di tre anni che al momento di andare all’asilo si era esibita in una sceneggiata alla Mario Merola (mamma nun me lassà).
Quello che veramente le aveva fatto girare le scatole era stata la successione di clienti che si erano avvicendati in due ore:
la pidocchiosa (cerco un libbro pe’ fa un bbello regalo a spende poco però che faccia la sua porca figura, che ce l’hai? Pensiero della libraia: “Certo, coi capolettera patinati d’oro!”),
il pretenzioso (che cosa avete qui e subito sull’architettura neozelandese indigena? Pensiero della libraia: “Cinque scaffali tutti sull’argomento, sa vanno via come il pane,
il pedante ( Ce l’ha un libro sull’iconoclastia? Lei sa cos’è vero? Pensiero della libraia: “Sì, lo so. Tiè!”),
il piacione (vorrei un libro sugli indiani d’America, baby- con tanto di strizzatina d’occhio sul “baby” Pensiero della libraia: “Devo aver capito male…non può aver detto “baby”, come nei film di gangster, la realtà non può superare in questo modo l’immaginazione”).
Il tutto accompagnato da un marocchino che voleva venderle un pacco di fazzolettini da naso per cinque euro e una testarda vecchietta sorda che si ostinava a voler giocare i numeri del super enalotto lì da lei (non ce l’ho la macchinetta signo’, je lo giuro, non ce l’ho!).
Lilli non ce la faceva più.
Arrivò in cassa una distinta signora con un bel volume costosetto. Forse la mattinata poteva risollevarsi e il registratore di cassa non le avrebbe fatto cappotto.
-Posso pagare con il bancomat?
- Sì signora.
Ma al momento del dunque l’odiata macchinetta emise la seguente scritta: -Collegamento con la banca momentaneamente assente. Riprovare più tardi.
-Oh- commentò la signora – pazienza! Se me lo mette da parte passerò a prenderlo uno di questi giorni.
-Sì signora- sospirò Lilli, aggiungendo il volume alla svettante e imponente pila dei “passerò uno di questi giorni”.
Quando la signora uscì la ragazza alzò gli occhi al cielo ed espresse la seguente invocazione:
-O Signore dei Cieli e della Terra, ti prego: se NON è tua volontà che io mi metta a sbattere la testa contro il muro fino a stramazzare stecchita, allora mandami un segno chiaro, qui ed ora.
Fu in quell'esatto momento che la porta della libreria si aprì e fece il suo ingresso Fiorenzo detto “Er Merdone”, il matto del paese noto per la puzza di vino misto a vomito e la graziosa abitudine di tastare qualsiasi essere femminile di età compresa tra i tredici e i novantacinque.
Evidentemente Dio le stava mandando un messaggio preciso.











